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  • Footballomics: la metabolomica nel calcio tra prevenzione, recupero e performance

    Footballomics: la metabolomica nel calcio tra prevenzione, recupero e performance

    La metabolomica è una scienza innovativa che studia i metaboliti – piccole molecole prodotte dal corpo – per monitorare in tempo reale lo stato di salute e le reazioni fisiologiche. Applicata allo sport, prende il nome di sportomica, mentre la sua declinazione nel mondo del calcio viene chiamata footballomica. L’analisi dell’urina degli atleti, grazie alla sua praticità e affidabilità, si sta rivelando uno strumento potente per valutare lo stato fisico, monitorare il recupero dalla fatica e prevenire gli infortuni. Diverse squadre di alto livello come FC Barcelona e Real Madrid stanno già integrando queste tecnologie per personalizzare l’allenamento e la dieta dei calciatori.

    Studi condotti su calciatori adolescenti e adulti hanno identificato un set di metaboliti urinari utili per comprendere i cambiamenti fisiologici legati all’attività fisica. Tra questi figurano la trimetilammina-N-ossido (TMAO), legata alla funzione cardiaca, e l’ipoxantina, indicatore di adattamento muscolare. Altri composti come alanina, lattato, citrato e acido guanidoacetico aiutano a misurare la fatica e a suggerire i tempi di recupero ideali. Cambiamenti improvvisi nella concentrazione di questi metaboliti possono indicare sofferenza muscolare o rischio di infortuni. Alcuni studi hanno anche osservato differenze metaboliche tra uomini e donne, evidenziando il ruolo del ciclo mestruale nell’aumentare la suscettibilità agli infortuni.

    L’obiettivo della footballomica è quello di prevenire gli infortuni non legati a trauma e di costruire una preparazione atletica su misura, monitorando i metaboliti attraverso analisi settimanali, prima e dopo le partite. Questo approccio consente di valutare l’efficacia degli integratori, l’influenza della dieta, e lo stato di adattamento all’allenamento. L’integrazione in particolare con dati tratti dal GPS e dalla percezione soggettiva dello sforzo offre un modello predittivo per migliorare la resistenza, prevenire infortuni e ottimizzare la performance. In prospettiva, la combinazione di metabolomica, microbiomica e big data potrà rivoluzionare la gestione degli atleti, rendendola sempre più precisa, efficace e sostenibile.

    Per approfondire: Fanos V. Footballomics: urinary metabolomics in adolescents and athletes playing football (soccer) – Review of the literature and practical approach. J Pediatr Neonat Individual Med. 2025;14(1):e140109. doi:10.7363/140109.

    Foto di Janosch Diggelmann su Unsplash

  • I probiotici nel morbo di Parkinson

    I probiotici nel morbo di Parkinson

    Negli ultimi anni, le ricerche sulla malattia di Parkinson hanno mostrato un crescente interesse verso il coinvolgimento dell’intestino e del microbiota intestinale. Uno studio molto recente evidenzia come le alterazioni nella composizione del microbiota possano contribuire all’infiammazione e al danno neuronale, attraverso l’asse intestino–cervello. In particolare, i cambiamenti nei batteri intestinali influenzano la produzione di metaboliti, che possono attraversare la barriera intestinale e raggiungere il cervello, scatenando una risposta immunitaria.

    Uno degli aspetti centrali della malattia di Parkinson è la neuroinfiammazione, ossia una risposta immunitaria cronica nel cervello. Lo studio mostra che alcuni metaboliti microbici, come gli acidi grassi a catena corta (SCFA), possono avere effetti sia protettivi che dannosi. Se prodotti in modo alterato, possono attivare cellule immunitarie come le microglia, contribuendo alla morte dei neuroni dopaminergici nella sostanza nera, una delle aree più colpite nella malattia. Questa infiammazione persistente è un fattore chiave nel peggioramento dei sintomi motori e cognitivi.

    I risultati suggeriscono che intervenire sul microbiota intestinale potrebbe aprire nuove strade per la prevenzione o il trattamento della malattia di Parkinson. Strategie come l’uso di probiotici, prebiotici o una dieta personalizzata potrebbero aiutare a ristabilire un equilibrio microbico favorevole, riducendo così l’infiammazione e la progressione della malattia. La comprensione dell’interazione tra intestino e cervello offre quindi un approccio innovativo, complementare alle terapie tradizionali, e mette in luce l’importanza della salute intestinale nel benessere neurologico.

    Per approfondire: Gao A, Lv J, Su Y. The Inflammatory Mechanism of Parkinson’s Disease: Gut Microbiota Metabolites Affect the Development of the Disease Through the Gut-Brain Axis. Brain Sci. 2025 Feb 6;15(2):159. doi: 10.3390/brainsci15020159.